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| By, Gianni Berengo Gardin |
Dopo lo sgretolarsi dei castelli edificati con la foga del sogno e senza la capacità del reale.
Quando il sapore di cenere ha riempito ogni anfratto, dalle narici che non riconoscono altro odore se non quello del bruciato degli imperi caduti, alla bocca, incapace neppure di digrignare i denti, tanto si sono consumati per l'amarezza.
Laddove anche i colori più prepotenti si piegano alla monocromia dell'opacità delle tinte stinte, quando anche la parola fine non ricorda più il suo inizio.
In quel luogo di non ritorno, dimentico di ogni partenza accade un qualcosa.




